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Spesso
la musica mi porta via come fa il mare. Sotto una
volta
di bruma o in un vasto etere metto vela verso
la
mia
pallida stella.
Petto
in avanti e polmoni gonfi come vela scalo la cresta
dei
flutti accavallati che la notte mi nasconde;
sento
vibrare in me tutte le passioni d'un vascello che dolora,
il
vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi
sull'immenso
abisso mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia,
grande
specchio della mia disperazione!

Questa
sera la luna sogna più languidamente; come una
bella
donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima
d'addormirsi carezza il contorno dei seni,
e sul
dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
a
lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche
che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.
Quando,
nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
terra
una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno
accoglie
nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai
riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde
nel
suo cuore agli sguardi del sole
Oggi
lo
spazio è splendido! Senza morsi né
speroni o briglie,
via,
sul vino, a cavallo verso un cielo divino e incantato!
Come
due angeli che tortura un rovello implacabile oh,
nel
cristallo azzurro del mattino, seguire il lontano meriggio!
Mollemente
cullati sull'ala del turbine cerebrale, in un delirio
parallelo
sorella,
nuotando affiancati, fuggire senza riposi né tregue
verso
il paradiso dei miei sogni

Per
dilettarsi, sovente, le ciurme
Catturano
degli albatri, grandi uccelli marini,
che
seguono, indolenti compagni di viaggio,
il
bastimento che scivolando va su amari abissi.
E
li hanno appena sulla tolda posti che
questi re dell'azzurro
abbandonano, inetti
e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente,
come remi, inerti, le
candide e grandi ali.
Com'è goffo e
imbelle questo alato viaggiatore!
Lui,
poco fa sì bello, come è brutto e
comico!
Qualcuno con la pipa il
becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo
che volava, zoppicando mima.
Come
il principe delle nubi è
il poeta che, avvezzo alla tempesta,
si
ride dell'arciere: ma esiliato sulla
terra, fra scherni ,
le
sue ali di gigante gli impediscono di camminare

Charles Baudelaire
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